Mario Nascimbene Biografia del Maestro Nascimbene

...a fianco di Roberto Rossellini



All'incontro con Roberto Rossellini Mario Nascimbene si era come preparato e disposto da anni, in una specie di paziente attesa lungo un percorso qualificato dalla sperimentazione di forme alternative della musica cinematografica, con partiture da iscriversi anche al solco della tradizione ma sempre più audacemente contravvenenti regole e codici per vedere affermarsi il nuovo, spinto da innata fertilità e dalla convinzione che gli schemi del consueto mortificano insieme films e autori del commento musicale. Nell'attività di Mario Nascimbene non è azzardato né gratuito dare credito alla decisiva funzione del suo personale laboratorio di ricerca fonica, se è vero che Nascimbene ha saputo costringersi a interrogarsi e a interrogare la musica fin quasi - può sembrare un paradosso - a negarla, cancellarla, per poi attendere di sentirla prorompere dai confini del silenzio, nascere a una diversa dimensione, quasi eco trattenuta del passo dell'uomo proteso, tra passato e futuro, alla ricognizione dell'identificazione di sé. Rinunciare alla musica cinematografica mercificata, a suo modo incongrua e caotica, per preservare la musica del film, misurarsi col remoto ed inesplorato universo dei suoni, approntare catalogazione e memorizzazione di segmenti impercettibili della voce d'ogni strumento sia arcaico che no: un'impresa estenuante e solitaria che tende a scoprire, raccogliere, conservare e tramandare su nastri l'afflato della natura, il pulsare del suo cuore, ne fissa identità carattere col recupero di segnali che sono da prima dell'uomo, e che ora tornano quale libera armonia dell'immagine cinematografica parimenti mondata. Roberto Rossellini muoveva di lontano e fin dall'esordio televisivo ("La presa del potere di Luigi XIV") parve inverdire subito le sue migliori prove. Dopo la memorabile stagione neorealistica, dopo anni di involuzione e scadimento, Rossellini si trova ad affrontare un altro fecondo periodo della propria attività, elabora un programma idealmente didattico, con alcuni titoli o capitoli d'una nuova enciclopedia della conoscenza, pone uomo/spettatore/massa davanti ad una sorta di specchio dove sia possibile guardare, leggere, tentare di conoscersi attraverso l'incontro e il confronto con fatti o personaggi emblematici: "Gli Atti degli Apostoli", "Socrate", "Pascal", "Agostino di Ippona", "Cartesio", fino a "Il Messia", così da riflettere, maturare e crescere per essere un poco meno massa, un poco più uomini. Un alto e inedito rapporto tra immagine e consumatore di immagini. Se la scena si è fatta scabra, il linguaggio dimesso e la parola restituita all'essenziale, la musica cinematografica non può più vestirsi del suono di ieri, occorre saperne rinunciare, rifiutarla, a meno che una qualche presenza sonora non sia altrettanto scabra, dimessa ed essenziale, qualcosa, nella gerarchia musicale, che racchiuda una trasparente umiltà e sia tentativo, almeno, di indubbio rinnovamento. Così Roberto Rossellini e Mario Nascimbene si affiancano per uno spazio di circa dieci anni, da "Gli Atti degli Apostoli" (1967) al "Karl Marx" (1977) congelato alla fase preparatoria, e Rossellini scopre e può contare finalmente, con le partiture di Nascimbene, d'un apporto che, forse, andava cercando da sempre: idee antichissime e nuove in una colonna sonora aperta ad ogni rischio, consapevole della responsabilità di farsi ascoltare quale voce delle temperie di questo nostro tempo problematico.
Attraverso una serie di rigorose presenze, frutto della creatività, del metodo e della ricerca d'un autore (non generate, dunque, da robot o computers, macchine inquietanti seppure stupefacenti), Mario Nascimbene è stato accanto a Roberto Rossellini dispiegando un messaggio senza miti, illusioni e presunzioni, conquistando uno stile che, prova dopo prova, è venuto compiutamente rivelandosi nell'ardito viaggio fin dentro le molecole stesse d'ogni singola nota. La nota scomposta e ricomposta, frantumata e riformata nel forgiare l'impronta del suono che s'innalza, sovrasta il nulla e disperde il caos, tanto da sembrare una risposta alle attese di Béla Balàsz che aveva detto: "le varie arti si distinguono l'una dall'altra perché ognuna lotta contro un genere diverso di caos. Al film sonoro tocca dunque di salvarci dal caos del rumore senza forma, giacché concepisce questo rumore quale espressione..."

                                                                                                                              Glauco Pellegrini