|

Quando
nel 1952 lavorammo insieme per la prima volta in occasione
di ROMA ORE 11, Nascimbene significò per me l'incontro con
la professionalità. Ciò non vuol dire che i compositori
Giuseppe Rosati e Goffredo Petrassi, che avevano creato le
musiche dei miei films CACCIA TRAGICA, RISO AMARO e NON C'E'
PACE TRA GLI ULIVI, non ne avessero. Tutt'altro. Ma Mario
aveva una professionalità sconosciuta agli altri due
(approdati al cinema quasi per caso), una professionalità
tutta cinematografica che significa, prima d'ogni cosa,
essere dotati di un particolare interesse e sentimento nei
confronti di una serie di norme "tecniche" e
produttive imposte in ogni circostanza da quella macchina
industriale sulla quale, nel bene e nel male, si regge il
mestiere di cineasta e di chiunque è partecipe del processo
di elaborazione collettiva di un film. Mario era la musica
per il cinema: perché amava quelle "tecniche" e
sapeva trasformarle in atti creativi. Del suo lavoro
conosceva tutti i segreti e misteri, dai più piccoli ai più
grandi, sapeva bene, ad esempio, attraverso quale travaglio
un regista giunge finalmente al montaggio definitivo di un
film e, con pazienza, con umiltà ed affetto (lo fece tante
volte con me), era pronto a modificare i suoi tempi musicali
in favore di cambiamenti avvenuti, anche se ciò voleva dire
qualche volta accettare rinunce gravi per le sue intuizioni.
Ma ecco, proprio in virtù del suo alto grado di
professionalità, aveva l'arte di saper
"riciclare" quelle rinunce e, pertanto, ricordo
che l'intuizione rifioriva sempre come una pianta da altre
parti e in diverse zone del film, magari più rigorosa e
splendente di prima. Era il frutto, appunto, della grande
esperienza e abilità con cui Mario manovrava le
"tecniche" cinematografiche, della duttilità del
suo temperamento, della sua straordinaria capacità di
improvvisazione e del suo spregiudicato spirito di ricerca
sempre sorretto dal rigore della propria coscienza di
artista.
Abbiamo lavorato a lungo insieme, sempre con soddisfazione
reciproca: dopo ROMA ORE 11, ci fu GIORNI D'AMORE (un
commento musicale tutto orchestrato ed eseguito da
fisarmoniche a bocca dai suoni dolcissimi, accattivanti ed
ironici, ora lirici ora grotteschi, di un livello culturale
e di una sapienza compositiva difficilmente raggiungibile)
poi UOMINI E LUPI e LA GARCONNIERE che, per un verso o per
l'altro, finirono per cementare il nostro affiatamento in
modo definitivo ma purtroppo scarsamente produttivo, a causa
della emarginazione nella quale circostanze di varia natura,
non dipendenti certo dalla mia volontà, mi hanno costretto,
obbligandomi ad una disoccupazione ora mai ventennale. E non
è, forse, un caso che proprio il tema della disoccupazione
(molto spesso presente nei miei films) abbia dettato a Mario
Nascimbene uno dei "pezzi" più angosciosi e
strazianti che la musica del cinema italiano (e non solo
italiano) abbia mai prodotto e creato, conosciuto ed
eseguito ormai in tutto il mondo, e che porta il titolo,
credo, di "Concerto per macchine da scrivere". Era
la prima volta che un musicista di cinema osasse introdurre
in una orchestra un mezzo meccanico (quale è appunto la
macchina da scrivere) usandolo come uno strumento musicale
capace di emettere suoni e ritmi per sottolineare la misera
condizione umana di chi cerca un lavoro. Quel
"pezzo", che accompagna musicalmente con i suoi
timbri incalzanti la drammatica storia dei disoccupati di
ROMA ORE 11, da solo, ancora oggi, ne esprime tutta la
desolante disperazione. Mario, allora, senza saperlo,
parlava anche di me e dell'immeritato (mi sembra) futuro che
mi attendeva... E anche di questo gli sono grato.
Giuseppe De Santis
|