Mario Nascimbene Biografia del Maestro Nascimbene

Ho fatto due film con Mario Nascimbene: l'episodio "L'Amore che si paga" da "L'Amore in città" e il mio film forse più maturo e problematico: "Il Processo di Verona". Questo film proponeva un tema molto difficile e assolutamente nuovo per quei tempi (era il 1962): si trattava infatti di vedere per la prima volta dall' interno la vita, le passioni, i conflitti di personaggi che - ai vertici del regime - si erano trovati al centro della vita pubblica italiana per un ventennio: la famiglia Mussolini e la famiglia Ciano. Si trattava di gettare il primo sguardo al di là della barricata, in un territorio che fino allora era stato tabù, sembrando quei personaggi già esaurientemente condannati dalla storia e quindi tutti negativi e privi di contraddizioni interne.
Si sa che il cinema crea nello spettatore un processo di identificazione. Il pubblico è sempre dalla parte dei protagonisti, pena il distacco e la caduta della tensione spettacolare. Nel caso di "Il Processo di Verona" si doveva risolvere al tempo stesso un problema estetico e storiografico nuovo. Appassionare il pubblico alla vicenda Ciano-Mussolini senza assopirne le capacità di giudizio critico.
Scoprire i limiti umani di quei protagonisti malgrado il contesto tragico in cui erano immersi e che era estremamente coinvolgente dal punto di vista spettacolare.
Girato il film, questa grande responsabilità rimbalzava inevitabilmente sul musicista. Trattandosi infatti di un intreccio particolarmente - e naturalmente - melodrammatico (un impianto da libretto d'opera: un conflitto padre e figlia sul tema della condanna a morte di Galeazzo Ciano e, intorno, il "coro" dei fascisti e dei nazisti), le tentazioni erano facili anche per un grande compositore.
Come riuscire a commentare un tale tipo di vicenda senza aumentare la statura e il carisma di protagonisti che volevamo, al tempo stesso, lacerati da passioni umane condividibili da tutti, ma di cui non volevamo dimenticare il passato consumato in anni dorati (per loro) e tragici per tutto il resto del popolo italiano? Come riuscire a coinvolgere lo spettatore senza attutirne però le capacità di giudizio critico?
Sono grato a Nascimbene per la sensibilità e la maestria con le quali riuscì a superare questo tipo di difficoltà senza tarpare le ali alla sua ispirazione e senza tradire il mio assunto.
La musica fu inquietante e certe sue colorazioni decadenti (vedi la Ballata, di grande forza evocativa) riuscirono a seguire il passo delle figure femminili, senza cedere alle tentazioni melodrammatiche che il testo filmico offriva.
Il commento divenne poi aspro e sinistro quando il crescere della disperazione di Ciano, in vista della condanna a morte, fu sottolineato - puntualmente e ripetutamente - da un suono che era scarica di mitra e musica al tempo stesso. E dalla trasformazione in musica di quel ronzio deformato e distorto della macchina da presa che un ufficiale tedesco - per ordine di Hitler - avrebbe tenuto in funzione durante tutto il rituale sinistro dell'esecuzione.
E' nei passaggi difficili - e "Il Processo di Verona" lo sarebbe stato per qualsiasi compositore e credo lo sia stato anche per Nascimbene - che si rivelano le qualità più profonde e segrete di un artista.

                                                                                                                                     Carlo Lizzani