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Malgrè
Elle: Caterina Nascimbene - Immaginare un percorso come
quello di Caterina Nascimbene, senza interrogarsi sul valore che
in certe vite assume il fato, significherebbe ridurre i tanti
momenti, apparentemente scollegati, della sua intensa esistenza.
Emanazione di quintessenza, fondamento della natura umana.
Nata cremonese, al secolo Rìpari Mara Caterina, dal 21 aprile
1976 (Natale di Roma) Rìpari Mara in Caterina Nascimbene.
Doppia identità ricongiuntasi armoniosamente grazie proprio a
quelle caratteristiche fondamentali che la contraddistinguono:
integrità, responsabilità, esigenza soprattutto verso sè
stessa, giusta dolcezza nei rapporti dai quali trae la forza per
alimentare l'incrollabile desiderio di essere di aiuto per gli
altri.
Già dalla formazione al Magistero di Vigilanza della Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano, inizia il suo impegno nel
sociale che la vede per cinque anni a fianco degli anormali
psichici e per i successivi venti anni impegnata a tutto campo
nell'insegnamento nella scuola pubblica. Lo stesso impegno che
la porta a dirigere una colonia estiva per bambini o accanto ai
sofferenti come volontaria di Croce Rossa. L'insegnamento come
compito che non si esaurisce con lo scadere dell'anno
accademico, ma che continua nella vita di molti studenti che in
lei hanno saputo trovare un riferimento, fino a divenire àncora
di salvezza per chi le si è affidato.
Chi ha la fortuna di conoscerla sa che è raro sentirgliene
parlare. Caterina conosce bene il potere del silenzio. Ancora più
raro è sentirla parlare dei momenti più intimi e belli che
hanno preceduto l'incontro con Mario Nascimbene, ma che già
avevano creato le premesse del destino costruito insieme. Invece
è sin troppo facile raccogliere la testimonianza, attraverso i
tanti momenti reali, del suo inesauribile impegno quotidiano.
Il rapporto con la musica lo inizia attraverso una sua strada
indipendente quando in giovane età entra a far parte, come
contralto, del Coro Madrigalistico diretto dal Maestro Ennio
Gerelli, fondatore dell'Angelicum di Milano e insegnante al
Conservatorio di Parma. Per quindici anni, fino alla scomparsa
del Maestro nel 1970, è sempre presente alle numerose
rappresentazioni che ad altissimo livello si sono tenute in
tante città: da Parigi a Roma, da Istanbul ad Atene. E' proprio
in uno di questi momenti che incontra per la prima volta il
Maestro Nascimbene, ancora ignara del destino che la attende, ma
già colpita dall'uomo e dall'artista straordinario che con lei
ebbe a complimentarsi e che, a breve, li avrebbe portati a
completarsi. Principio di un complemento annunciato.
Dopo la scomparsa di Tamara, prima moglie del Maestro e, per chi
crede negli Angeli, proprio per volere di Lei Caterina e Mario
si rincontrano nel 1974. L'ultimo desiderio di Tamara era quello
di realizzare un'opera tratta dal libro "Lettere dal
domani" di Romano Battaglia, dove lettere di bambini di
tutto il mondo trasmettono un lancinante desiderio di un mondo
migliore.
L'impegno preso con Tamara conduce il Maestro Nascimbene a
scrivere un'operina con sottotitolo "Emozioni musicali in
quattro tempi per voci recitanti infantili e coro di voci
bianche". L'unico ostacolo, per mettere in piedi lo
spettacolo itinerante, quello di trovare un tutore per i giovani
interpreti provenienti da diversi paesi. Un ostacolo che ha il
sapore di un dono di quell'Angelo che affida Mario alla sapienza
e all'amore di Caterina che da allora non lo lascerà mai senza
le sue premure. Addestrata per tutta una vita a questo compito,
lo sosterrà sempre, fino all'espressione del massimo livello.
Fin troppo facile per Mario riconoscere e abbracciare la sua
natura ieratica e concreta, (…) il suo alto concetto di
impegno civile, che esprime in ogni suo giudizio, in ogni suo
comportamento. In più, e questo facilitava la soluzione, era
molto interessante fisicamente, il suo viso "orrendamente
bello" da capire, approfondire, da ammirare. Insomma una
"statale verace, first class, da non perdere…"
(Mario Nascimbene: Malgrè-moi, musicista).
E insieme non hanno perso neanche un istante di quei ventotto
anni di interdipendenza, testimonianza per tutti di uno dei più
bei rapporti umani, fatto di amore, sincerità, fiducia,
rispetto, considerazione, stima, generosità…sempre vissuto in
fede e speranza. Una interdipendenza che continua a vivere anche
dopo la dolorosa separazione fisica, fino a quando uno di loro
vivrà, e fino a quando qualcuno continuerà a far vivere il
loro amore dentro di sé.
Laura Rossi
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